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Lamenti/AMO

Data

2025 - 2026

Luogo

Italia - Cina

Un percorso artistico tra rituale, intimità e trasformazione

Lamenti/AMO nasce come residenza artistica presso il MAO - Museo d'Arte Orientale di Torino, all’interno di una ricerca più ampia denominata OUYU, dedicata alle dinamiche dell’incontro e della relazione.

Fin dall’inizio, il progetto si configura come uno spazio di ascolto radicale: una performance immersiva one-to-one in cui ogni spettatore viene invitato ad abbassare le difese e a dare voce al proprio sé. In uno spazio bianco, silenzioso, essenziale, l’incontro assume la forma di un piccolo rituale laico — una soglia tra intimità e presenza pubblica.

Il “lamento”, da gesto quotidiano spesso superficiale, diventa atto consapevole: non sfogo, ma occasione di attraversamento. In questa prima fase, la performance omonima prende forma come esperienza intima e concentrata dove la relazione tra performer e partecipante è il centro vivo dell’opera.

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Fase 2.0 — Cina: laboratorio e doppia postazione

La seconda fase si sviluppa in Cina dove il progetto si espande in una dimensione collettiva. Accanto alla performance individuale nasce una doppia postazione di incontro performativo e un approfondimento attraverso i laboratori di terapeutica artistica.

Attraverso questi workshop dedicati, i partecipanti costruiscono una trama comune: un tessuto emotivo condiviso.

Questa fase si intreccia con una sperimentazione nel quartiere artistico 798 Art Zone di Pechino, luogo simbolico della contemporaneità cinese, dove il progetto entra in dialogo con uno spazio industriale riconvertito in centro culturale.

Il percorso prosegue con l'invito alla Beijing Art & Technology Biennale, dove la riflessione si sposta sul confronto tra l'importanza della ritualità e del corpo rispetto al contemporaneo sempre più proiettato al virtuale e al tecnologico. Altra occasione la presenza all'interno della mostra “Charging guide” con la direzione artistica di Qiu ZhiJie al McaM - Modern and Contemporary Art Museum di Shanghai connotando il momento di dialogo/ascolto, sempre più assente nella società, come situazione rigenerativa.

In questa fase, Lamenti/AMO si consolida come dispositivo relazionale: non più solo esperienza individuale, ma spazio condiviso di riconoscimento.

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Fase 3.0 — La mostra: la nascita della pelle

La terza fase si configura come mostra-installazione e segna un passaggio concettuale: dal contenitore all’organismo.

Le lamentele raccolte nel tempo — custodite simbolicamente come in un’urna — generano una nuova forma: la **pelle**.
Una grande superficie bianca, fragile e sensibile, composta da elementi "cuciti" insieme, con ferite e suture visibili.

Il bianco, che nelle fasi precedenti evocava il rito funebre e il rispetto verso il “sé lamentante”, qui diventa materia ambigua: superficie apparentemente pura che nasconde stratificazioni, tensioni, tracce.

Al centro ritorna l’intimità.
Lo spettatore è invitato a sedersi, a sostare, a entrare in connessione silenziosa con la pelle e con sé stesso: l’opera respira attraverso la presenza umana.

La pelle non cancella le voci, ma le custodisce. Non elimina il conflitto, ma lo rende visibile sotto la superficie. È un luogo di ascolto e di trasformazione.

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Un percorso in evoluzione

LAMENTI/AMO attraversa contesti culturali diversi, mantenendo costante il suo nucleo:

* l’intimità come atto pubblico;
* il rituale come strumento laico di consapevolezza;
* la relazione come materia artistica;
* il bianco come spazio di sospensione e rivelazione.

Dalla residenza al MAO di Torino transitando per la Cina e arrivando alla forma installativa della “pelle”, il progetto continua a evolversi come organismo vivente.

Il lamento viene "attraversato".
La fragilità non viene eliminata o respinta, ma riconosciuta come punto di connessione.

LAMENTI/AMO è un invito a entrare — lentamente — in ascolto.

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